Speciale Mario Lunetta

Deus ex machina

Prosa in versi di Corrado Morgia

Sdegnata,

l'ultima divinità

rimasta in servizio,

si è ritirata

in un ospizio per vecchi,

fornito di specchi,

ma senza bagni

od oltre comodità.

Sotto falso nome,

e privo dei segni del rango,

anzi, coperto di fango e mota,

il dio si finge emigrante

e assonnato e braccato,

stancamente,

spinge, obliquamente,

una ruota sgonfiata.

Fuggito dal monte Olimpo,

viandante senza meta precisa,

piombato in un mondo di lupi,

gonfio di folle nemiche

e devastato, ancora,

da persecuzioni antiche,

il dio, offeso e meditabondo,

rinchiuso in se stesso,

si siede, affranto, sul masso

di un prato di periferia,

vinto da una fame nervosa

e desideroso, almeno,

di rivedere l'amata sposa.

Ma inseguito da uno scalmanato

Il dio sconosciuto

è difeso soltanto

da un povero strampalato,

canuto e barbuto,

sopravvissuto alla storia

ma perso, a sua volta,

in una via senza uscita.

Comunista, si dice,

sia stato in passato,

e forse tuttora.

Ma si è smarrita memoria

di quella vicenda,

da quando taluno abbassò la serranda

e sciolse l'intera banda.

Il custode, per ora,

è qualche stregone,

che in notti di luna piena

invoca arcane ed antiche presenze,

pronuncia desuete sentenze

e prevede, in scarsa compagnia,

che forse un domani

si possa riprendere il via.