Le parole fra noi

DANCING QUEEN

di Federica Marchetti

PERSONAGGI IN ORDINE DI APPARIZIONE

Libreria-Caffetteria "Il Gatto Nero":

AGATA CRISTI, proprietaria della libreria

FLAVIA MARTELLI, migliore amica di Agata e socia della libreria

Amici di Flavia

CRISTINA BURLA, amica di Flavia

PIERLUIGI FERILLI, amico di Flavia

Amici di Roma (Madonna Party)

ROSANNA TOMBOLINI, ex collega di Flavia (Ray of Light, boccoli biondi e completo blue jeans)

ANNA, LAURA e GABRIELLA, coinquiline di Rosanna (tute rigate anni '70, stile ABBA)

SIMONA, amica di Donata (body viola di Hung Up)

FILIPPO RICCI, vittima (Dick Tracy)

DONATA, proprietaria* dell'attico (look Mozzafiato Mahoney del film Dick Tracy)

GIANNI e CONCETTA, residenti nel palazzo di fronte (Antonio Banderas-Che e Madonna-Evita)

ROBERTA e ALESSANDRA, coppia di amiche di Filippo (Die Another Day, una in bianco e l'altra in nero)

FEDERICA, giornalista, collega di Donata (Madonna-Susan di Into the Groove)

Poliziotti

Commissario De Luca

Agente Fabrizi

Agente Pietroselli

Viterbo 2 giugno 2012

Flavia non stava più nella pelle per il prossimo concerto di Madonna. Alla vigilia della data romana del MDNA Tour, Flavia camminava a un metro da terra e si era immersa in un completo revival della sua beniamina, ascoltando a go-go tutta la produzione della Ciccone. A casa, in auto e al Gatto Nero si ascoltava solo pop dance, da Like a Virgin a Hung Up, da Erotica a Vogue, da Hollywood a Like a Prayer, da La Isla Bonita fino a Girl Gone Wild. Ubriaca d'amore, Flavia aveva ormai stordito tutti. Su Madonna aveva anche scritto un lungo articolo per una rivista e stava aspettando l'uscita del suo libro, omaggio alla più grande star del mondo. Da settimane non parlava d'altro, era come in trance, "un po' come la Yourcenar quando scriveva Memorie di Adriano", diceva. Si era persino messa a dieta per dimagrire ed essere finalmente all'altezza del suo mito.

"Insomma vuoi calmarti un po'? Sei elettrica dalla mattina alla sera, il grande giorno è quasi arrivato, rilassati e vai a goderti questo benedetto concerto. Tra l'articolo, il libro, la maglietta e la dieta sembri l'adepta di una setta" l'aveva presa in giro Agata che di Madonna non amava quasi niente.

Tra una cosa e l'altra, mentre si era ritirata in completa clausura nel solo pensiero-Ciccone, trascurando tutto il resto, la casa nuova, la libreria, le amiche, Flavia aveva trovato il tempo di fare stampare la copertina del suo libro su una T-shirt per promuoverlo durante il concerto romano. E l'elettricità che aveva sperimentato durante la realizzazione di quel libro tanto agognato le aveva fatto bene: aveva smesso di parlare della separazione da Carlo e delle interminabili discussioni telefoniche con sua madre che da Livorno l'aveva incolpata della fine del suo matrimonio.

Un libro dalla lenta e inusuale gestazione: ci aveva rimuginato su per due anni, poi in poco più di un mese l'aveva scritto facendo l'una di notte, ogni sera, per poter rispettare la scadenza con l'editore e farlo uscire contemporaneamente al tour di Madonna. Si era completamente immersa nell'universo Ciccone rivedendo tutti i suoi video, i film, i concerti, riascoltando le interviste e le canzoni, leggendo i libri e lo sterminato archivio di articoli accumulati dal 1985. Si sentiva come narcotizzata. Durante il giorno le canzoni di Madonna le sfilavano una dietro l'altra e a volte aveva anche la netta impressione di sognarsele di notte. Non pensava ad altro che al suo libro. Finito quello era cominciato lo stillicidio dell'editing poi del concerto che si avvicinava. Sperava che con il 12 giugno non si esaurisse tutto quel ritrovato entusiasmo per un'artista che ormai seguiva da ventotto anni. L'avrebbe aspettata la promozione del libro che, alla vigilia dell'uscita, aveva già stimolato curiosità e richieste.

"A dieci giorni dal concerto sono dimagrita solo 5 chili e spero di non provare la fatica fisica del 2008. Quel 6 settembre faceva un caldo terribile, siamo stati in fila per ore e alla fine eravamo stremati. Dalla Curva Nord il palco era lontano invece nel 2006 ero in Tribuna Monte Mario ... meglio, decisamente molto meglio!".

"Augurati che non accada quello che successe nel 2006!" le rammentò Agata. Flavia annuì e non poté fare a meno di tornare con la mente a quel fatidico 6 agosto.

6 agosto 2006

Era dal 1990, dai tempi del Blond Ambition Tour che Flavia non vedeva un concerto di Madonna. Dall'epoca erano successe tante cose: si era laureata, si era sposata con Carlo, il veterinario, aveva ritrovato Agata e insieme, nel 2004, avevano aperto la libreria-caffetteria Il Gatto Nero, davanti Porta Romana, al crocevia tra la Strada Cimina e la Cassia. Si era messa a scrivere articoli collaborando con la rivista romana di cinema "Rififi", aveva scritto un paio di romanzi per i quali andava cercando l'editore giusto e aveva scoperto di saper fare l'art director organizzando per la libreria interessanti e graditi incontri culturali con i lettori che accorrevano sempre più numerosi. Club di lettura, reading, presentazioni con autori, cicli di conferenze, tutto all'insegna della passione per i libri.

Madonna impazzava ovunque con l'album Confessions on a Dance Floor e il look anni '70 e Flavia era impazzita dietro i capelli alla Farrah Fawcett e la dance degli ABBA. Incontrati per caso Cristina e Pierluigi, amici di vecchia data, intenzionati a non lasciarsi scappare il concerto romano di Madonna, avevano deciso di comprare insieme i biglietti per l'unica data italiana del nuovo tour.

I tre erano partiti da Viterbo subito dopo pranzo, in fretta e furia. Era una domenica d'agosto e non c'era traffico. Erano andati con l'auto di Flavia che chiacchierava e guidava mentre lo stereo suonava l'ultimo album di Madonna. Il tempo era minaccioso e, appena arrivati a Roma, e aver parcheggiato vicino al Teatro Olimpico, si erano trovati sotto un'enorme cappa grigia. All'entrata dello Stadio c'erano già tante persone, alcune accalcate con i sacchi a pelo dal giorno precedente.

"Vediamo i gadget da comprare" aveva tuonato Pierluigi buttandosi sulle T-shirt, sulle bandana mentre Flavia aveva adocchiato un cuscino con l'immagine di Madonna-Ray-of-Light.

"Non spenderti anche l'eredità" l'aveva subito rimproverato Cristina che per Pierluigi era come la voce della coscienza.

All'apertura dei cancelli, la pioggia aveva cominciato a cadere sui fans di Madonna speranzosi di trascorrere in fretta l'attesa prima di vedere il loro oggetto del desiderio sgambettare sul palcoscenico. Si erano riparati alla meno peggio inzaccherandosi tutti le scarpe. Quando finalmente ognuno aveva raggiunto la sua postazione la pioggia era cessata e lo Stadio Olimpico era diventato un'enorme sala d'attesa dove, ad un certo punto avevano sfilato Pedro Almodovar, Penelope Cruz, Lenny Kravitz e Wesley Snipes che, mentre salutavano il pubblico, venivano accompagnati al parterre. Prima dell'arrivo della divina, ad un'ora dall'inizio, come da programma, un talentuoso dj aveva trasformato lo Stadio in un'enorme discoteca scaldando il pubblico per l'arrivo della Ciccone che, puntuale, alle 21,30 iniziò lo spettacolo ringraziando il cielo per la pioggia cessata. Da Like a Virgin cantata a cavallo di una sella a Live to Tell eseguita sulla croce, da New York accompagnata da Madonna alla chitarra a Music in stile Febbre del sabato sera, da Lucky Star in tenuta da "Dancing Queen" fino alla chiusura con Hung Up con i palloncini dorati a forma di cuore che cadevano dal cielo, come ai tempi del Virgin Tour, Flavia aveva cantato e ballato per tutte e due le ore del concerto senza risparmiarsi. L'emozione era stata indescrivibile tanto da doversi fermare sugli spalti con i due amici per rientrare nella vita di tutti i giorni. Mentre i tre parlottavano dello spettacolo appena concluso, Flavia, che si guardava intorno, riconobbe Rosanna, la sua collega alla rivista "Rififi" che aveva da poco chiuso i battenti.

"Rosanna ... sei tu? Non è possibile incontrarsi in mezzo a circa 60.000 sconosciuti provenienti da tutta Italia! Come stai?".

"Bene ma stanca ... piaciuta Madonna?" chiese conoscendo già la risposta dell'amica che si dichiarava ovunque e con chiunque madonnara sfegatata.

"Tanto ... sono ancora in trance. E a te?".

"Sì anche se non sono addicted come te" e mentre le due facevano due chiacchiere lo stadio si andava svuotando. "A proposito, verresti con me ad un Madonna Party organizzato dai miei vicini di casa?" chiese Rosanna. Flavia guardò i due amici con sguardo interrogativo. Poi, fatte le presentazioni, l'invito fu esteso anche a Cristina e Pierluigi che si dissero entusiasti di partecipare.

Flavia ha una vera e propria divinazione per Roma che vive sempre come una gita di piacere, sia che si tratti di andare all'IKEA o in redazione o a vedere una mostra di pittura. Si guarda sempre intorno con l'aria sognante di chi riesce a vedere il mondo attraverso lenti speciali. Per lei anche il più banale viaggio su un treno vecchio e scricchiolante diventava l'equivalente dell'intercontinentale sull'Orient Express e un pasto veloce da McDonald su Corso Francia è pari ad una cena al Ritz. Persino la metropolitana, puzzolente e pericolosa, la fa svolazzare sulle scale mobili. Così parcheggiata l'auto a pochi passi dalla casa di Rosanna, cominciò a sentire l'inebriante fascino di una Roma più privata, quella delle case, dei suoi abitanti e delle loro abitudini.

Rosanna Parodi era una maestra di scuola elementare appassionata di cinema che aveva collaborato per un breve periodo a "Rififi"dove anche Flavia aveva lavorato per i tre anni di durata della rivista che da poco aveva cessato le pubblicazioni. Buone amiche durante il lavoro, erano rimaste in contatto. Rosanna abitava in un appartamento al primo piano in Piazza Massa Carrara, in un palazzo un po' fatiscente. All'entrata, in segno di fasti passati, c'era ancora il gabbiotto del custode, ormai disabitato. Anche l'appartamento di Rosanna avrebbe necessitato di restauri ma era lo stesso piacevole, spazioso e luminoso. Il corridoio, percorso da grande finestre, correva lungo il cortile interno, abbandonato a se stesso. Dopo la separazione dal marito, Rosanna era andata a vivere con un'amica universitaria che condivideva l'appartamento con altre due studentesse. Dunque era la casa di quattro donne, di età compresa tra i venticinque e i trentotto anni, che tiravano tardi la sera e invitavano ragazzi a differenza di Flavia che era sposata e lavorava a due passi da casa. L'appartamento le piacque molto e le coinquiline di Rosanna, due delle quali, Anna e Laura, aveva già incontrato dopo il concerto, erano tutte simpatiche ed in fermento per la festa che sarebbe cominciata a mezzanotte all'ultimo piano. Dopo essersi cambiate con abiti più adatti ad un party che si annunciava quasi in maschera, il gruppo salì all'attico. La padrona di casa, Donata, apparve subito un po' scostante mentre Filippo, l'ideatore della festa nonché suo collega di lavoro, era anche troppo brillante: belloccio e un po' spaccone, sembrava il gallo del pollaio. Sebbene fosse un "Madonna party", gli invitati attesi non sarebbero stati molto numerosi e la festa si sarebbe svolta tra l'ampio salotto e la terrazza. Il cielo di Roma era ormai senza nuvole ma l'aria era troppo fresca per restarsene in maniche di camicia. Flavia guardava i suoi ospiti con aria divertita. Rosanna aveva scelto il look di Ray of Light, boccoli biondi, giacchino a pantaloni a vita bassa, tutto rigorosamente in denim jeans e le sue coinquiline Anna, Laura e Gabriella erano abbigliate con tute attillate anni '70. Simona era in body viola stile Hung Up mentre Donata era la bionda e riccioluta Mozzafiato Mahoney del film Dick Tracy. Arrivarono due coppie: Gianni e Concetta vestiti da Antonio Banderas-Che e Madonna-Evita, e Roberta e Alessandra come nel video Die Another Day, una in tuta bianca e l'altra in tuta nera. Mancava il pezzo forte della serata che non tardò ad arrivare: Federica vestita come Madonna-Susan di Into the Groove. Gli unici senza costume a tema erano Flavia, Cristina e Pierluigi, gli infiltrati dell'ultimo minuto. Anche Filippo, scomparso a cambiarsi, tornò vestito da Dick Tracy. Nel salotto uno schermo mandava le immagini dei video che facevano da colonna sonora alla festa. Tra torte salate, pasticcini, macedonia di frutta e bevande varie la festa procedeva di commento in commento. Tutti i presenti, fans di Madonna, erano stati al concerto e disquisivano sulla serata all'Olimpico.

"L'entrata con Future Lovers è stata spettacolare!".

"Anche Like a Virgin sulla sella mi è piaciuta tanto".

"Tu l'hai capita la questione della croce?" chiese timidamente Pierluigi a Flavia che, come suo solito, si era inserita nel gruppo di madonnari come se li conoscesse da sempre.

"Sì. L'ho trovato un momento molto commovente Live to Tell già è una canzone piena di suspense poi lei sulla croce con la corona di spine in testa l'ho trovata simbolica. La canzone parla di menzogne e Madonna voleva dare un messaggio di verità e di umanità. Le immagini di sofferenza e il contagiri che si è fermato a 12.000.000 ...".

"... che stava a significare?".

"... è il numero dei bambini africani orfani a causa dell'AIDS, lo diceva la scritta in inglese. E poi i messaggi tratti dalla Bibbia e lei che scende e depone la croce per terra. A me ha molto colpito ... mi ha fatto venire il magone" disse Flavia tutto d'un fiato mentre il gruppetto di addice le si era stretto intorno a cerchio per ascoltarla.

"Quindi è stato il pezzo che ti è piaciuto di più?" chiese Federica-Into the Groove.

"No ... quello che mi è piaciuto di più è stato Disco Inferno e Music con Madonna vestita di bianco che faceva il verso a John Travolta dei Saturday Night Live".

"Ma tu di Madonna sai tutto?" chiese Filippo-Dick Tracy.

Cristina e Pierluigi scoppiarono a ridere. "Ha appena pubblicato un libro su di lei e la segue da più di vent'anni" rispose Cristina con nonchalance. "Sa più cose su Madonna di quante Madonna ne sappia su di sé". A questa notizia tutti chiesero dettagli del libro e mitragliarono Flavia di domande.

La nottata trascorse tra video, commenti e risate all'insegna di Madonna che ormai era in albergo a dormire. Tra battute su Sean Penn e Guy Ritchie, discussioni su look e video, preferenze di canzoni e tagli di capelli, tutti erano d'accordo nel dire che la Ciccone era ancora la Regina del Pop sebbene quarantottenne.

Verso le tre e mezza si cominciava ad avvertire un po' di stanchezza e la festa sembrò sgonfiarsi dell'iniziale entusiasmo. Tutti si accasciarono sul salotto, chi sui divani chi sul tappeto, davanti allo schermo che mandava le immagini del Who's That Girl Tour. Uno schianto dalla strada li ridestò dal torpore e rapidamente, uno per uno, si riversarono sul terrazzo a vedere l'accaduto. Un'auto era finita contro un cartellone pubblicitario e dal bar sottostante erano uscite almeno una decina di persone che avevano soccorso il conducente della vettura. Dall'ultimo piano si aveva una visuale parziale dell'incidente e, nel giro di una decina di minuti, tutti rientrarono in salotto parlottando. Filippo-Dick Tracy era accasciato sul divano, riversato su un fianco.

"Non mi sembrava avesse bevuto tanto!" disse Rosanna.

"Pensi sia sbronzo?".

"Almeno che non sia crollato dal sonno ... ma dalla postura direi che è ubriaco".

Flavia si avvicinò al ragazzo mettendo a fuoco un esile rivolo di sangue che sbucava dal fianco nascosto e, spostando il corpo, scoprì invece un'enorme macchia rossa che ben spiccava sul divano.

"Il mio sofà bianco!" gridò Donata diventata improvvisamente isterica. Mentre le sue urla riempivano l'imbarazzato silenzio dei presenti, il gruppo di amici si raggruppò intorno al corpo senza vita di Filippo che aveva un piccolo coltello conficcato tra le costole.

"Non toccate niente e che qualcuno chiami la polizia" disse Flavia che fece cenno a Rosanna di passare nella stanza accanto. "Adesso ti siedi e mi dici tutto quello che c'è da sapere per venirne fuori".

Rosanna era pallida e disorientata. "Nei film le migliori battute vengono fuori quando si scopre il cadavere. Qui invece è scoppiato solo un gran casino e a me il mal di testa!".

Flavia si mantenne calma e, celata a malapena una strana eccitazione per il suo ruolo di detective dilettante, era decisa a scoprire l'essenziale prima dell'arrivo degli inquirenti.

"Chi era Filippo, dove lavorava, era fidanzato, sposato, single, separato? Chi erano gli altri invitati della cena? Che rapporti c'erano tra loro? C'era qualcuno che odiava Filippo? C'era qualcuno che amava, magari non ricambiato, Filippo? Chi aveva avuto l'idea di invitare Filippo?". Flavia aveva bisogno di conoscere i dettagli sulla combriccola.

Mentre nel salotto Concetta aveva cercato di calmare Donata, Simona aveva coperto il corpo di Filippo con un lenzuolo. Roberta piangeva e Federica aveva preparato un infuso rilassante. Cristina e Pierluigi erano in disparte, a disagio e parlottavano tra loro.

"Qui tutti sembrano conoscere l'appartamento nei dettagli, è evidente una confidenza che vi lega ma non sono ancora riuscita a capire le dinamiche dei vostri legami. Comincia dall'inizio, Rosanna ...".

"Donata è la padrona di casa, complicata e poco amabile. Anna, Laura e Gabriella sono le mie coinquiline da più di un anno, da quando mi sono separata da Leonardo. Laura è la proprietaria dell'appartamento mentre le altre due sono solo affittuarie. Anna è una mia vecchia conoscenza che ci ha presentate. Simona è un'amica di Donata. Gianni e Concetta abitano nel palazzo di fronte e sono vecchi amici di Laura. Roberta e Alessandra sono una coppia a tutti gli effetti, abitano a Ponte Milvio, sono amiche di Filippo ed io le ho conosciute una decina di giorni fa, ad una cena di Donata. Federica è una collega giornalista di Donata che scrive su varie testate. Filippo era simpatico, allegro e affascinante ma di sé parlava poco. Adesso che ci penso di lui non so quasi niente. Donata dice di conoscerlo da sempre. Sai, qui è un piccolo porto di mare ... negli ultimi anni Donata ha collezionato numerosi fallimenti sentimentali ed è stata sull'orlo di un esaurimento nervoso evitato anche grazie a Filippo che le è stato vicino ... ma credo solo come amico. Non mi sembra che tra i due ci fosse nessun tipo di tensione. Non so dirti di più".

"E invece dovrai dirmelo, cara, perché sei la mia unica speranza per riuscire a risolvere questo enigma" pronunciò tutto d'un fiato Flavia che, senza aver perso il suo piglio, ora sapeva che non sarebbe tornata a Viterbo senza aver smascherato l'omicida di Filippo.

Mentre Rosanna era andata a bere un caffè, Flavia rifletteva sul quello strano delitto, apparentemente improvvisato. L'arma del delitto era uno dei coltelli della cena, probabilmente in bella vista sul tavolo del buffet per tutta la serata. Anche il momento dell'omicidio, durante l'incidente stradale che aveva attirato tutti sul balcone, lasciava intendere che chi aveva ucciso aveva colto al volo una buona occasione. Un gesto impulsivo che aveva trovato Filippo impreparato. Ma era il movente il tasto dolente di quella indagine in corso in un attico romano in quella calda notte del 6 agosto. La mente di Flavia girava come trottola tra ipotesi e indizi raccolti.

Donata aveva chiamato la polizia e nell'attesa che arrivassero gli investigatori ufficiali, Flavia rimuginava.

"Sono sicura che il delitto sia passionale, tutta la situazione tradisce impeto, istinto, improvvisazione. E poi tutti i presenti, tranne noi tre, infiltrati dell'ultima ora, erano legati da relazioni personali da chiarire. Dodici amici da analizzare". In preda allo sconforto e alla confusione, a Flavia scoppiò un improvviso mal di testa.

Così mentre tutti si agitavano per la stanza combattendo in modi diversi il malcelato nervosismo, lei si rintanò in bagno. Seduta sul bordo della vasca, Flavia ripercorse mentalmente le ultime ore della serata.

"Devo fare in fretta, privi che arrivi la polizia. Ma come faccio a capirci qualcosa se tutto mi è estraneo?". Gli undici sospettati erano un vero e proprio enigma e Flavia brancolava nel buio più totale.

"Come si fa a risolvere un delitto in meno di un'ora?". Scoraggiata, uscì cautamente dalla toilette e si mise a girovagare per l'appartamento, possibilmente inosservata, decisa a scoprire anche i peccati nascosti degli invitati. A parte il salotto, ormai nel caos dopo l'omicidio, il resto della casa era come la padrona di casa: essenziale, ordinato e freddo. In bagno era stato completamente inutile rovistare tra oli essenziali, creme di bellezza e klennex colorati. La micro cucina era adiacente al salone quindi fuori portata. Rimaneva la zona più interna e meno frequentata dell'appartamento: lo studio e la camera da letto che, secondo il suo istinto, poteva svelare qualcosa dell'anima di Donata, così celata nella parte più ufficiale della casa. Da un paio di veloci occhiate, Flavia aveva scoperto che le due stanze erano collegate da un balcone. Così, per evitare eventuali situazioni incresciose, spalancò la finestra dello studio facendo lo stesso una volta nel boudoir della sua ospite. Dall'esterno del palazzo entrava la luce della città notturna, lampioni, i palazzi di fronte, la luna, così che non fu necessario accendere più dell'abajour del comodino.

Flavia si guardò intorno e niente colpì la sua attenzione. Le tremavano le mani ma decise lo stesso di guadare nei cassetti. Aiutandosi con lo schermo illuminato del suo cellulare, dette uno sguardo alla biancheria ben riposta, il cassetto dei medicinali e quello dei documenti. Passò all'armadio, stracolmo di abiti tutti all'ultima moda.

Flavia si abbandonò sulla poltrona ai piedi del letto e rimase inerme per qualche minuto.

"Devo far funzionare alla svelta le mie cellule grigie, prima che qualcuno noti la mia assenza. Mica è la reggia di Versailles dove potrei essermi messa a giocare a rimpiattino con gli altri ospiti! O trovo qualcosa o devo ributtarmi nella mischia!".

Poi, da sotto i suoi piedi, sbucò una fotografia. Era visibilmente vecchia, di almeno vent'anni prima: il look dei ragazzi era datato anni. Flavia guardò ma, alla prima occhiata, non riconobbe nessuno. Dietro c'era scritto: "il gruppo nel 1996". Nove ragazzi erano seduti su un muretto, tre maschi e sei femmine, chi sorridente, chi imbronciato, chi imbarazzato. Facce brufolose, acerbe, naïf. Tra i ragazzi spiccava il biondo, belloccio, sicuro di sé, in posa da bellimbusto. Le ragazze gli sedevano tutte intorno lasciando gli altri due maschi in disparte, sulla destra della foto, come due pulcini bagnati e neri.

Flavia si alzò di scatto e fece per andarsene quando, la luce dell'abajour le permise di vedere un mucchietto di fotografie che sbucavano da sotto il letto, come se qualcuno le avesse rapidamente nascoste. Erano capovolte e Flavia le rigirò: erano dello stesso rullino della prima, tutte più meno uguali. Si inginocchiò a terra e le sparpagliò sul letto per avere una panoramica dell'insieme. Due erano scattate da più vicino, poi ce n'erano 6 con immagini parziali e un primo piano del belloccio. Riguardandole notò che in due foto appariva una ragazza nuova: quella che probabilmente aveva scattato quasi l'intero rullino. Fu in quel momento che sentì un brusio proveniente dal corridoio: istintivamente spense l'abajour, prese tutte le foto e se le infilò nella tasca posteriore dei jeans facendo attenzione che non sporgessero. Si precipitò sul balcone, non prima di aver controllato che non ci fosse nessuno. Si appiattì contro il muro. Rientrò quasi subito dallo studio e, con cautela, ritornò nel salone senza che nessuno avesse apparentemente notato la sua prolungata sparizione. Erano ancora tutti lì, intorno al cadavere coperto, intenti a fare congetture nel tentativo di sdrammatizzare l'accaduto nell'attesa della polizia.

"A proposito, ma la polizia non è ancora arrivata?" si chiese Flavia. Cristina e Pierluigi sembravano essere stati gli unici ad averla cercata, ma solo per un attivo e da pochi istanti.

"Dove eri finita?".

"Al solito posto: in bagno!". Chi la conosceva bene sapeva che Flavia si rintanava spesso in toilette per sfuggire alla pressione che provava in mezzo alla gente. Lì nessuno la disturbava e, lontana da ogni sguardo, Flavia si faceva passare ogni crisi.

Sprofondata su una poltrona, isolata dal resto del gruppo, Donata sembrava molto turbata. La padrona di casa si era distaccata dai suoi ospiti e sembrava come rassegnata nell'attesa degli inquirenti. Flavia cercò di interpretare quel silenzio ma, indisturbata grazie alla confusione, si richiuse di nuovo in bagno. Tirò fuori dalla tasca le foto, le contò di nuovo per assicurarsi che fossero tutte, i 24 scatti dello stesso rullino, sfogliandole al contrario per leggere le eventuali annotazioni sul retro. C'era quella con su scritto "il gruppo nel 1996", la prima che aveva trovato. Poi c'era la foto del belloccio con dietro il nome, Angelo, e disegnato un cuoricino. Poi c'erano le due foto, con l'altra ragazza, quella che probabilmente aveva scattato il resto del rullino. Anonima, bruttina, poco riconoscibile. Sul retro di una delle due c'era scritto: "Non dimenticare il nostro appuntamento tra vent'anni" con una calligrafia tondeggiante, romantico-adolescenziale e indubbiamente femminile.

"Chi poteva aver scritto questa frase? A chi era diretta? A cosa alludeva? Poteva non essere rivolta ad un ragazzo, le liason saffiche non erano prerogativa del XXI secolo. E se le foto erano di Donata, doveva esserci un legame tra loro".

Senza staccarsi dalle foto, Flavia ebbe un'intuizione quando, avvicinandosi meglio alla luce, vide che uno dei due ragazzi in disparte, l'ultimo a destra, era Filippo, acerbo e timido, con l'aria impacciata di chi deve fare ancora tanta strada e non sa da dove partire.

Elettrizzata dalla scoperta, Flavia mise a fuoco ogni dettaglio e si accorse che tra i ragazzi c'era un'altra faccia nota, ben camuffata dai tempi, ma riconoscibile: la prima ragazza a sinistra, quella ordinaria e bruttina, era Donata con pettinatura, abbigliamento e sguardo improbabili. Insicura, goffa, nascosta dietro la posa di profilo in una foto e con una mano su una scapigliata ciocca di capelli nell'altra, seduta esattamente al lato opposto di Filippo.

"Devo fare presto ... prima che mi vengano a cercare o, peggio, prima che qualcuno noti che sto ficcando il naso dappertutto!" pensò tra sé Flavia in preda all'ansia. La confusione dell'estate e lo scompiglio delle stanze accanto le mettevano una certa agitazione e sapeva che avrebbe avuto pochi minuti per riuscire a ricostruire il puzzle che si stava delineando. Ma forse la polizia avrebbe fatto meglio di lei. A proposito della polizia ... ma qualcuno poi l'aveva chiamata? Perché non era ancora arrivata. Donata avrebbe dovuto averla chiamata già da un pezzo ...

Si rimise a rimuginare senza staccare gli occhi dalle foto sparpagliate sul pavimento del bagno. "Perché alla vigilia della festa Donata aveva tirato fuori quelle foto? Cosa significava il messaggio? I vent'anni erano passati e sembrava scattata l'ora di quell'appuntamento fatidico. Nelle foto Flavia non riuscì a riconoscere nessun altro oltre Donata e Filippo. Lei aveva organizzato la festa, lui era stato ammazzato, erano passati vent'anni ... forse l'appuntamento era andato male. Cominciava a vederci chiaro.

Qualcuno bussò alla porta del bagno. Flavia si rimise in tasca le foto e aprì sperando che non fosse la padrona di casa. Invece Donata le si piantò davanti con un'aria feroce.

"E' tutta la sera che giri indisturbata per casa mia ficcando il naso ovunque!". Flavia impallidì.

"Ti sbagli, ho solo problemi di ansia e spesso mi capita di chiudermi in bagno per riprendere quota".

La guardava dritta negli occhi come se sapesse tutto, come se avesse capito che Flavia aveva imboccato la strada della verità. Ferma sulla porta della toilette temeva di rimanere intrappolata dall'odio di Donata che ora appariva come una creatura crudele e spietata. La donna fece un passo verso Flavia che arretrò di poco, ma quel tanto che la intrappolò. In pochi secondi passarono per la sua mente tanti diversi fotogrammi, quasi il film dell'intera faccenda e le fu chiaro che Donata aveva ordito la morte di Filippo per passione non corrisposta. Gli sguardi di lei nei confronti dell'amico che per tutta la serata era più divertito dal tema della festa che dall'ospite. Lei che si era voluta vestire da Mozzafiato Mahoney per fare coppia con lui, Dick Tracy. Per tutta la sera era stata oggetto di battute rimaste a mezz'aria solo ora comprensibili, dettagli e sfumature che Flavia non aveva raccolto e che solo ora, dopo i fatti accaduti e la sua rocambolesca indagine, ricomponevano il mosaico.

Flavia era immobile sotto lo sguardo minaccioso di Donata. Tutto sarebbe potuto precipitare drammaticamente ma l'arrivo improvviso di Cristina e Pierluigi interruppe le ostilità. Rapidamente Flavia afferrò un braccio di Donata tirandola fino al salone, sotto gli occhi esterrefatti dei due amici.

"Che qualcuno chiami subito la polizia, subito"!.

In meno di 15 minuti arrivarono il commissario De Luca con gli agenti Fabrizi e Pietroselli. In presenza di Donata, che non aveva più aperto bocca davanti agli ospiti, increduli di fronte alle ultime rivelazioni, Flavia mostrò loro le foto facendo un dettagliato resoconto di tutti gli eventi. Interrogata dagli investigatori, Donata confessò il delitto. Ai tempi delle foto, Donata e Filippo, amici per la pelle, si erano promessi che se a vent'anni di distanza non avessero avuto una storia importante, si sarebbero sposati tra loro. Lui era ignaro della gigantesca cotta che Donata aveva dai tempi delle scuole medie. In realtà la loro amicizia era stata coltivata con sincerità e costanza ma solo la donna aveva nutrito speranze diverse. La festa era stata un pretesto per celebrare quella promessa che per lei aveva contato tanto. Ma al momento del confronto, Filippo le aveva riso in faccia, ridicolizzando quelle strane foto e confessando la sua omosessualità. In preda all'ira Donata aveva gettato disordinatamente le foto in camera, così come le aveva trovate Flavia. Imbarazzata e offesa, durante la festa era stata oggetto di improvviso sarcasmo da parte di Filippo che sbeffeggiava il suo look ridicolizzando l'evidente stratagemma architettato per sedurlo. La gelosia, la rabbia, l'umiliazione e il senso della disfatta avevano guidato la mano di Donata che, in un impeto improvviso, aveva colpito a morte l'amico.

"Confessions on a dance floor" aveva commentato Flavia che si era riferita sia all'ultimo album di Madonna che al nocciolo della serata. Confessioni sulla pista da ballo.

12 giugno 2012

Sarebbe stato il quarto concerto di Madonna visto da Flavia. Quel fatidico giorno era arrivato e, biglietto da 105 euro alla mano, era pronta a partire con Cristina e Pierluigi alla volta dello Stadio Olimpico per rivedere la sua amata Regina del Pop e ubriacarsi di musica dance non prima però di essersi buttata alle spalle i delitti degli ultimi tempi, almeno per una serata. Questa volta l'unico crimine sarebbe stato il prezzo del biglietto.