CULTURA E DIRITTI

CULTURA UMANISTICA

E MADE IN ITALY

di Alberto Improda



Appare del tutto apprezzabile che in un documento del Governo dedicato alla cultura umanistica, alle produzioni culturali e alla creatività venga preso in considerazione anche il concetto di Made in Italy.

In data 16 gennaio 2017 è stato trasmesso al Presidente della Camera dei Deputati, insieme ad altri decreti attuativi del pacchetto normativo definito della Buona Scuola, lo "Schema di decreto legislativo recante norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività" (ai sensi dell'articolo 1, commi 180, 181, lettera g, e 182, della legge 13 luglio 2015, n. 107).

Tale documento, costituente tecnicamente un "Atto del Governo sottoposto a parere parlamentare", presenta diversi aspetti estremamente significativi.

In particolare, risulta interessante il ruolo che in esso viene riconosciuto al fenomeno del Made in Italy.

Recita l'Articolo 1 ("Principi e finalità"), al Comma 3: "Per assicurare agli alunni e agli studenti l'acquisizione delle competenze relative alla conoscenza del patrimonio culturale e del valore del Made in Italy, le istituzioni scolastiche sostengono lo sviluppo della creatività degli alunni e degli studenti, anche connessa alla sfera estetica e della conoscenza storica, tramite un'ampia varietà di forme artistiche, tra cui la musica, le arti dello spettacolo, le arti visive, sia nelle forme tradizionali che in quelle innovative".

L'Articolo 3 ("I temi della creatività"), nel delineare le aree interessate alla progettazione delle istituzioni scolastiche, con la sinergia di linguaggi artistici e nuove tecnologie, al Comma 1, Lettera c), vi include il settore "artistico-visivo, tramite la conoscenza della storia dell'arte e la pratica della pittura, della scultura, della grafica, delle arti decorative, del design o di altre forme artistiche, anche connesse con l'artigianato artistico e con le produzioni di qualità del Made in Italy".

Nell'Articolo 5 ("Piano delle Arti"), finalizzato a individuare le misure atte a costituire detto Piano, al Comma 1, Lettera e), si indica la "promozione della partecipazione studentesca a percorsi di conoscenza del patrimonio culturale e ambientale dell'Italia e delle opere dell'ingegno del Made in Italy, materiale e immateriale".

L'Articolo 7 ("Reti di scuole") prevede la possibilità per le istituzioni scolastiche di costituire reti di scuole per lo svolgimento di determinate attività, tra le quali - ai sensi del Comma 1, Lettera f) - la "promozione di iniziative mirate a valorizzare le radici culturali del proprio territorio, con particolare riguardo al patrimonio culturale e ai luoghi delle produzioni artistiche ed artigianali e del Made in Italy".

L'Atto Governativo è stato oggetto di critica, in particolare, in un articolo apparso su Repubblica del 23 gennaio 2017, dal titolo "Se questa è cultura umanistica", a firma di Tomaso Montanari.

Il noto studioso, in buona sostanza, censura l'impianto dell'intero documento, in quanto basato su una impropria "equivalenza culturale", su una deprecabile "identificazione tra cultura umanistica, creatività e mercato".

Montanari manifesta con chiarezza il proprio disappunto: "Cultura umanistica, creatività e Made in Italy (in inglese) sarebbero dunque sinonimi: per conoscere il patrimonio culturale, la Ferrari e il parmigiano (tutto sullo stesso piano) bisogna essere creativi".

E condanna con fermezza la "consacrazione scolastica" di un presunto "modello Briatore".

Prima di riflettere su queste taglienti critiche, occorre chiedersi cosa si intenda con l'espressione Made in Italy, termine che non risulta disciplinato da alcuna norma positiva ed il cui accostamento alla cultura umanistica tanto sconcerta Montanari.

Il concetto di Made in Italy oggi inontrovertibilmente prescinde dal suo originario significato tecnico-giuridico ed evoca le idee di bellezza, buon gusto, stile ed eleganza, considerate tipiche del nostro Paese.

Con l'espressione Made in Italy, in buona sostanza, si riassumono e si indicano gli aspetti più belli e qualificanti dell'Italia e dell'Italianità.

Il rapporto tra la Cultura e il Made in Italy è particolarmente forte e profondo: secondo diverse opinioni, la Cultura rappresenta la vera essenza, la cifra identificativa, il nucleo vitale del Made in Italy.

L'autore di queste righe, al fine di rimarcare una visione del concetto di Made in Italy particolarmente incentrata sui suoi collegamenti con la Cultura del nostro Paese, utilizza il termine di Italian Soul.

E abbiamo scritto sul tema: "La Cultura italiana ... rappresenta l'essenza ultima dell'Italian Soul e costituisce la radice più profonda di questo fenomeno, che rende il nostro Paese un unicum nel mondo e che può costituire per l'Italia un formidabile strumento di sviluppo economico" (Alberto Improda, Italian Soul, Edizioni Mincione, 2015).

Ben più autorevolmente, Armando Massarenti così si è espresso sul Made in Italy: "Perché nonostante tutto il nostro brand va fortissimo? E di che cosa è fatto questo brand? Vi sembrerà strano ma la parola che lo riassume è una sola: Cultura. Noi siamo il Paese della Cultura. Ovunque nel mondo" (Sul manifesto per la costituente della cultura. Noi, analfabeti seduti su un tesoro, in "Manifesto della cultura", n. 14/2012, edizione per Il Sole 24 Ore).

Cristiano Seganfreddo di recente è tornato sui rapporti tra Cultura e Made in Italy, significativamente coniando il neologismo di Made "of" Italy.

Scrive, con grande acutezza, questo autore: "Siamo fatti di Italia. Siamo intrisi di quel lento continuo lavorio che è la nostra storia, la nostra arte, il nostro passato. E' tutta cultura, compresi i settori di base come arte, cinema, teatro, nelle sue mille sfaccettature" (Cristiano Seganfreddo, Il made "of" Italy, un bene che noi stessi talvolta trascuriamo, Corriere della Sera, 1 dicembre 2016).

Tra il Made in Italy e la Cultura Italiana dunque esiste un legame profondo, vitale, positivo e virtuoso.

Alla luce di quanto sopra, il Made in Italy - a nostro avviso - ha piena e doverosa cittadinanza in un documento incentrato "sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività".

Tomaso Montanari, nell'articolo già ricordato, scrive parole molto belle - e pienamente condivisibili - sulla "vera funzione della cultura umanistica: che è l'esercizio della critica, la ricerca della verità, la conoscenza della storia".

E concordiamo sulla necessità di giocare la scommessa di un "umanesimo di massa", al fine di "riuscire a praticare tutti, anche se in dosi omeopatiche, le qualità della ricerca: precisione, desiderio di conoscere e diffondere la verità, onestà intellettuale, apertura mentale".

Ma per riuscire in questo intento, per promuovere un umanesimo di massa, per difendere effettivamente la Cultura, occorre essere in grado di comprendere in pieno la realtà contemporanea, calandosi nei suoi meccanismi di funzionamento, proprio per poter agire nel suo ambito e per riuscire a modificarla.

Oggi, indiscutibilmente, viviamo - che ci piaccia o meno - nella Società della Conoscenza, un nuovo paradigma sociale, economico e culturale, nell'ambito del quale tra Impresa e Cultura viene a svilupparsi "una nuova tipologia di relazioni, che [va] oltre il livello delle interazioni e delle contaminazioni, per giungere ad una inedita dinamica di osmosi e di compenetrazione" (Alberto Improda, L'uomo al centro, Edizioni Mincione, 2016).

E' ovvio che questi meccanismi pongono enormi interrogativi e creano profonde preoccupazioni, ma proprio qui sta la sfida che dobbiamo affrontare: "l'Uomo al centro della realtà odierna può e deve essere - nell'intrecciarsi di innovative dinamiche tra Impresa e Cultura - il protagonista di una stagione di rinascita, in forza delle sue inesauribili energie ed in risposta al suo inestinguibile anelito di salvezza" (ibidem).

Occorre dunque rassegnarsi al fatto che certi vecchi e rassicuranti steccati sono caduti, non ci sono più; ed essere capaci di operare nel nuovo scenario in cui siamo chiamati ad agire.

Ha scritto al riguardo Ignazio Visco, Governatore della Banca d'Italia: "Servirà più cultura, e bisognerà superare una buona volta e definitivamente la barriera che da noi separa la cosiddetta cultura "umanistica", da valorizzare, da quella "tecnico-scientifica", su cui investire" (Ecco perchè con la cultura si mangia, Repubblica, 16 novembre 2016).

Torniamo, in sede di chiusura, alla questione dalla quale siamo partiti.

Il Made in Italy rappresenta oggi una componente fondamentale del nostro Paese, con significative valenze di carattere economico e culturale.

I rapporti tra la Cultura Italiana ed il Made in Italy sono reali, profondi e virtuosi, tali da determinare effetti positivi e reciproci, tanto in campo economico quanto in ambito culturale.

Appare del tutto apprezzabile, dunque, che in un documento del Governo dedicato alla cultura umanistica, alle produzioni culturali e alla creatività venga preso in considerazione anche il concetto di Made in Italy.

Questo significa prendere atto della realtà contemporanea e conoscere le peculiarità del nostro Paese, nel tentativo - auspicabilmente - di intervenire sull'esistente per approdare ad una società più equa e più giusta.