Speciale Mario Lunetta

Compos sui

di Gualberto Alvino

A Mario Lunetta, magnete

né se ti volti riusciresti a insinuare

le mani lungo il bordo dei sentieri intriderle

in pattumiere silenziose resti incisa nel fumo

candelabro negropianista poi componi un'algebra

di suoni al limite del conto prevedibile

ma se vai oltre hai lo sguardo mozzato

e una striscia di febbre intorno al cuore inutile dirti

che il varco è coprirsi coll'urlo che tutto precluda

alla speranza di (l'attimo atteso disparve

così profondamente atteso

che tolto il velo da sanctissima imago

il gelido colsi) e allora

quale altra via di scampo per te che sfuggi

il venditore di frottole in agguato

all'angolo della parete che ti porge

la lanterna ammiccando dalle labbra socchiuse

e che ne dici di me che esibisco il profilo di corvo

in braccio ai venti fermi della notte?

(baciano la bocca tumefatta mi vietano

di sedermi a gambe incrociate e sul ventre

del padre applicare Pitagora) potrei parlarti

dell'amplesso avuto con la statua negra sul banco di lavoro

o del fratello qui accanto seduto in posizione

yoga sul cilindro che copre moglie figli

cinture desertiche o dirti presto il gufo

scenderà fino al grado dello scavo

l'amico dolcissimo è un servo

(l'amico dolcissimo è un cervo dall'anarchia scolpita

sulla lingua fradicia e silente esposta a che blasfemi

martirî quando arrischia il salto della siepe una

minima una fragile vita acquattata nella bocca

del passero e se dico che tutto il cielo è racchiuso

dentro la maniglia della porta gira le spalle propone

indecifrabili soluzioni d'incastro deviando

il corso del suo sangue nei navigli oscillanti

delle mie vene) (intanto dormi pure se hai voglia)

senza perdermi dopotutto modulando così

folleggiando col fiato smolluzzico quanto

d'inverno m'incolla alle occhieggianti là protese

imperturbate immote lucide lievi su morbidi

timpani fiancheggiando non viste il flusso

respirando iterando talora abbreviando alcune cose

accadono e gli ardimenti sotto portici austeri

in purissimi tagli d'ombra principiale conquasso

non resta che chiudersi dentro barattoli arrugginiti

ruzzolare lungo quartieri spettrali senza fermarsi

a parlare con l'unico distributore aperto nelle strade

notturne o coll'idiota che insegue

il tragitto dell'Orsa il respiro d'un dio

quel tramestio d'un bieco

trasogno bùccina il sorcio trapana aspetti

che qualcuno ti indichi l'esatta direzione dello sguardo

e quand'anche battezzassi ogni più placido

soffio di questo tutto che annienta

di quest'ingiusta malora evanescente

se anche a esempio salissi su per

(non dirmi di buio infranto

da nuove lame o di furore spento

nell'occhio del guerriero

ormai è spaccata la roccia che ti cresce

sotto l'asserpolarsi d'erbaspada della memoria)

a una ventura che rintocca

a un grido c'addorme per distanze

siderali ai salsi estuarî

i mutili guizzi d'un già carpito segno

l'abbarbicarsi estenuo d'un trapassato

evento t'immillano

o dolce t'affiocano

guarda il picchio

stremato nella forra

saranno favole per i nostri figli