Malablogghe - Acta Diurna

Commento a D’Alema

di Aldo Pirone

Le cose, sparse, e più rilevanti che, secondo la mia opinione, ha detto D'Alema alla festa provinciale pisana di art. 1 venerdì scorso.

"Oggi dobbiamo fare anche una riflessione autocritica riguardo a una subalternità che molti di noi hanno avuto riguardo all'ottimismo degli anni Novanta: va ricostruito un pensiero autonomo e critico della sinistra". Era ora. Bisogna approfondire questo tema magari con articoli, interviste e libri.

Su Pisapia: "Condivido quanto detto più volte da parte di Pisapia, ovvero che serve una discontinuità netta di contenuti e di leadership e che non si può fare alleanze con Alfano. In Sicilia i nostri compagni stanno proprio facendo questo. Certo, anche Pisapia dovrà esprimersi su quanto sta accadendo in Sicilia. Io non mi metto mai a cercare nessuno e mai in vita mia ho telefonato a Pisapia. Però va detto che tutto ciò che è stato attribuito negli ultimi giorni a Pisapia sulla vicenda siciliana è solo un' interpretazione giornalistica, visto che lui sinceramente non si è ancora espresso". C'è della diplomazia, troppa. Con Pisapia s'è perso troppo tempo prezioso.

Su Minniti e immigrazione: "Minniti è un tecnico della sicurezza che si è sempre occupato di questi temi, mentre è sempre entrato poco nel dibattito politico generale. Ma in questo momento il tema immigrazione non può essere affrontato nei termini della tecnica della sicurezza, ma è di una portata ben più ampia. Il problema è che oggi abbiamo sostanzialmente fatto quello che chiedeva Salvini, ovvero un blocco navale per impedire che i migranti arrivino. Ma dobbiamo pensare anche a che fine fanno i migranti che non sbarcano più in Italia: spesso essi vengono detenuti in campi di concentramento in Libia e costretti ai lavori forzati, le donne e i minori vengono stuprati. C'è insomma una violazione dei diritti umani, e queste persone non hanno fatto niente di male se non il fuggire dalla guerra: in gran parte dei casi sono profughi che avrebbero diritto d'asilo. Quindi da Minniti a Salvini possono essere anche contenti che gli sbarchi si siano ridotti, ma rendiamoci anche conto di cosa succede a chi non arriva più qui da noi. Non possiamo fare finta di non sapere queste cose". Purtroppo la destra è riuscita a creare un clima politico popolare per cui contenti degli sbarchi risotti, allo stato attuale, sono la maggioranza degli italiani. Affermare una diversa posizione lo trovo coraggioso e controcorrente.

Il compito della sinistra: "Il nostro compito è invece di costruire una sinistra democratica e di governo che possa essere un elemento essenziale per la ricostruzione anche culturale dell'Italia. Io è da parecchio tempo che sono passato all'opposizione degli ultimi Governi, che hanno aumentato le diseguaglianze sociali e aumentato rendite finanziarie e profitti. La sinistra deve presentare con forza la sua identità e stare lontanissima dal pensare se, così facendo, aiuta Renzi o Gentiloni: ma chi se ne frega di queste cose. Noi dobbiamo fare un'operazione che non abbia come traguardo le prossime elezioni, ma dobbiamo necessariamente guardare lontano. Oggi c'è un grande problema di ridefinizione del ruolo della sinistra, anche sul piano europeo". Il problema viene presentato nella sua vera dimensione che non è solo quella elettorale.

Quello da fare e da non fare: "Io penso che quello che non si deve fare è una riunione di tutti i segretari dei partiti e dare l'idea di un cartello, viceversa serve un processo democratico aperto a tutti quelli interessati, che si misura su principi e valori, eleggendo un'assemblea nazionale costituente democraticamente legittimata e votata dalle assemblee locali. Come primo obiettivo ci si dà quello di avere un'unica lista, poi quello di creare una formazione politica nuova, che nasce per convergenza e confluenza. La capacità di attrazione di questo processo c'è e colma un vuoto che non è riempito dal proliferare dei partitini, i quali anzi sono percepiti come simbolo di debolezza; viceversa la gente è pronta a spendersi per un progetto più grande. Serve la generosità di mettersi in gioco in un processo e di scompaginare le proprie piccole appartenenze, e non invece difendere ciascuno la propria parrocchia: questo per costruire una sinistra importante nel paese". Giusto avviso ai parrocchiani: processo democratico aperto a tutti gli interessati. Vedremo i fatti.

Compito storico: "Noi abbiamo il dovere, anche per la storia che ha avuto l'Italia, di ricostruire una grande sinistra. Serve più serietà nella politica, anche il PD è in parte inquinato dal populismo. C'è una parte del Paese che ha un senso di rimpianto verso un'altra epoca, verso una classe dirigente che era tale e che aveva il senso dello Stato: noi dobbiamo offrire anche questo. Quindi serve una formazione politica seria che propone le cose che si possono fare davvero. Oggi le dimensioni di una forza politica di questo tipo non sono ponderabili, perché ancora non c'è: ma se riusciamo a farla consistere nel modo che dicevo, credo che ci sia spazio per avere un peso e un risultato a due cifre. Io sono contrario ad accedere a operazioni trasformistiche come listoni, ma il PD per fortuna non è fatto solo di fanatici, carrieristi e opportunisti: ci sono rimaste anche persone perbene e un pezzo del nostro popolo. E' anche per loro che dobbiamo fare una sinistra grande e forte". Qui sarei più realista. L'obiettivo è giusto, ma di lungo termine. A costruire una grande sinistra non saranno i vecchi leader, se non altro per ragioni biologiche, bisogna chiamare in campo e rivolgersi alle nuove generazioni. Dopo aver dato numerosi cattivi esempi, bisogna avere la generosità di mettersi a disposizione.

Cosa manca al discorso di D'Alema? Una questione fondamentale: la dimensione di una ricostruzione del blocco sociale oggi sfaldato e trasformato dal trentennio e più neoliberista. La sinistra si ricostruisce dentro quella dimensione. L'educato, per dirla con Gramsci, deve riuscire a ricreare educatori consapevoli. E questa è una sfida assai più complessa di quella, pur necessaria e all'ordine del giorno, di creare una nuova formazione politica con le forze oggi disponibili.

Comunque la strada più lunga comincia sempre con un primo passo. L'importante che sia quello giusto nella giusta direzione.