PER LA CRITICA

Al Maxxi di Roma grande monografica

su di un maestro degli anni '60

ARTE E NATURA O LA NATURA DELL’ARTE L’ESEMPIO DI PIERO GILARDI: “ECOLOGIA ED IMPEGNO SOCIALE”

di Carla Guidi

A Piero Gilardi il MAXXI di Roma ha dedicato una grande mostra monografica, "NATURE FOREVER", a cura di Hou Hanru, Bartolomeo Pietromarchi e Marco Scotini, (dal 13 aprile al 15 ottobre 2017). Come spiegano i curatori, il progetto si inserisce nella linea di ricerca del MAXXI sui grandi maestri dell'arte contemporanea italiana e, nello stesso tempo, ne approfondisce la specifica identità di laboratorio creativo, su temi e questioni urgenti del nostro tempo. Una mostra imperdibile quindi, sotto molti aspetti: dal punto di vista storico, soprattutto per i giovani che non erano ancora nati all'epoca; dal punto di vista etico ed ecologico per la personalità dell'autore, le sue scelte ed il suo impegno militante; dal punto di vista estetico poiché le sue opere hanno avuto, fin dall'inizio, una vocazione interattiva, partecipata, condivisibile, senza perdere la loro carica emotivo-strutturale di autenticità formale e di linguaggio innovativo ...

Un maestro quindi che è anche critico, ricercatore ed attivista politico-sociale, per il quale arte e vita devono rimanere strettamente interconnesse. Partendo dalla imprescindibile relazione tra natura e cultura, il suo percorso artistico ha indagato l'era del consumismo italiano, alle sue origini e nell'avvento delle nuove tecnologie, prima che queste invadessero tutto l'immaginario sociale, usandole quindi come mezzo significativo, nella ricerca incessante di soluzioni e narrazioni per contrastare il degrado socio-culturale e ridare all'arte la sua funzione relazionale, nonché terapeutica.

Oggi siamo, rispetto agli anni '60 e '70, in una analoga crisi della democrazia, non solo, l'accelerazione del degrado ambientale ci ha portato sull'orlo di una catastrofe annunciata, mentre tutto questo accende un nuovo focolaio di rabbia e ci costringe alla ricerca di progettualità inedite, soprattutto coinvolgendo artisti ed intellettuali. Piero Gilardi così continua la sua opera nella storia moderna e contemporanea, da inserirsi con ragione, nella lunga tradizione per la difesa dei diritti civili. Una figura chiave, uno dei pochi veri protagonisti resistenti, capace di portare avanti questo tipo di impegno nel mondo dell'Arte, sull'onda del pensiero di Michel Foucault, Gilles Deleuze, Félix Guattari e Ivan Illich, nonché Jacques Debord, che ha progettato in una nuova prospettiva, la pratica artistica in ambito biopolitico, proponendo nuove composizioni e linguaggi volti a spingere il pubblico ad affrontare criticamente le problematiche poste dalle crisi, economica ed ambientale ... Rimanendo quindi indipendente ed innovativo rispetto a movimenti artistici come l'Arte Povera e la Transavanguardia, ha soprattutto esplicitato l'opposizione al dominio del potere economico, in particolare attraverso la mercificazione dell'arte, ponendosi in una posizione etica chiara, in difesa della propria integrità di artista.

La mostra di articola in quattro sezioni, ciascuna delle quali comprende sia opere sia materiali di archivio (bozzetti, testi, fotografie d'epoca, piccoli lavori) che restituiscono a pieno l'articolazione del suo pensiero e della sua poetica. La prima sezione è dedicata alla produzione degli anni Sessanta e comprende, accanto a Macchina per discorrere del 1963 (tra le prime opere dell'artista) cioè un dispositivo che sembra venire dal futuro; Terrazza, una struttura simile a una palafitta, realizzata per la mostra "Arte Abitabile" del 1966 alla Galleria Sperone di Torino. I Tappeti-Natura che lo hanno reso celebre, sculture in poliuretano espanso, rappresentazioni artificiali di scene naturali; Igloo (1964) in cui il pubblico poteva entrare e sedersi, ed alcuni Vestiti-Natura. Tutte opere riconducibili all'idea di un'Arte fruibile, "abitabile" dal pubblico.

La seconda sezione è dedicata alla New Media Art. Ipogea (2010) è una caverna in cui è possibile entrare e fare l'esperienza di una suggestiva esplorazione, Aigues Tortes (2007) è un tronco su cui è possibile sedersi per riascoltare i suoni del parco naturale in Spagna da cui prende il nome, i Sassi Pulsanti (1999) restituiscono al visitatore il battito del proprio cuore. Esposta anche l'opera multimediale Inverosimile (1989), un vigneto di poliuretano animato da effetti speciali, un'opera presentata a cavallo tra gli anni '80 e '90 al Castello di Volpaia, a New York, Parigi e Lione, riallestita eccezionalmente per la prima volta in un museo italiano. Questi lavori rientrano nel percorso di ricerca che, a partire dagli anni Ottanta, portano l'artista a utilizzare la tecnologia per consentire allo spettatore di partecipare attivamente, interagendo con l'oggetto artistico.

Della terza sezione fanno parte le sue animazioni politiche, dagli anni Sessanta a oggi, alcune delle quali esposte in un museo per la prima volta, di quando Gilardi smetteva di interessarsi alla produzione di "opere d'arte" e si dedicava a realizzare opere "utili" in ambito politico e sociale, lavorando nei manicomi, le fabbriche, i quartieri popolari, collaborando con il movimento studentesco. A questa sezione appartengono Andreotti volante (1977) o la maschera di Agnelli (1977) utilizzati in manifestazioni degli anni Settanta, il Masso della Crisi (2012) un oggetto gonfiabile realizzato per un corteo del 1° Maggio ... materiali e costumi realizzati per criticare la classe politica, difendere l'ambiente e i diritti civili, sensibilizzare alla pace ed alla tolleranza.

La quarta e ultima sezione racconta Gilardi, curatore e critico. Dal 1967 al 1969 l'artista compie numerosi viaggi negli Stati Uniti, Svezia, Olanda, Germania e Inghilterra, è corrispondente delle riviste Flashart, l'americana Arts Magazine, la svedese Konstrevye, la francese Robho, ha rapporti con moltissimi artisti e pochi sanno del suo ruolo chiave nella gestazione di due mostre epocali del 1969: When attitudes become forms di Harald Szeeman e Op Losse Schroeven di Wim Bereen. Il percorso di mostra invece si conclude con un grande wallpaper che ritrae una manifestazione contro il nucleare a Caorso nel 1987, in cui i manifestanti indossavano costumi realizzati dall'artista che riproducono i volti dei politici dell'epoca. Nella sua produzione infatti, un ruolo fondamentale appartiene alle maschere, realizzate e fatte per essere indossate a condividere l'impegno civico e militante.

Come ha osservato Bartolomeo Pietromarchi - La figura dell'artista perde la sua unicità, il suo protagonismo, a favore di una creatività che si compie nella collettività e nella moltitudine. L'artista diventa una sorta di "facilitatore" di un'opera che serve alla comunità e ne sposa ideali e valori. L'artista, dunque, non solo rinuncia alle prerogative del suo ruolo tradizionale, ma pone in essere una sorta di declassificazione dell'opera d'arte, attraverso una strategia di "travestimento" e "messa in scena" che utilizza la maschera, la satira, il teatro, il gioco e l'esperienza ludica come strumenti in grado di espandere il concetto artistico al di là dell'individuo e del singolo a favore della comunità e della collettività. La "carnevalizzazione del mondo", come felicemente definita da Marco Scotini in riferimento al lavoro di Gilardi, è un processo che vede, in quelli del carnevale, valori sociali fondanti, come la massima condivisione, la possibilità di liberazione e di rovesciamento temporaneo dell'ordine e delle regole e, allo stesso tempo, l'annullamento, attraverso la maschera, di differenze e disuguaglianze. -

In conclusione bisogna ribadire che Piero Gilardi è figura centrale di un periodo importante dell'arte italiana, anche se tenutosi o tenuto ai margini del grande circuito del "sistema dell'Arte". In un momento storico che testimoniava l'esaltazione dell'Informale e della Pop Art, Gilardi adottava la metodologia "sequenza gioco-rito-gioco" tra "tragico e comico" che come sappiamo dallo stesso Freud, ma anche dalla nostra tradizione italiana, permette di accedere ad un simbolico che contiene la rabbia, la ribellione, convertendola in strumento di opposizione, di lotta, ma come satira che trasforma la violenza in orgoglio ed allegria, che si tramuta in rito collettivo ed azione sociale, in animazione teatrale.

Del resto anche i "tappeti-natura" sono consapevoli travestimenti che denunciano uno scempio, forse irreversibile della realtà naturale, tappeti in gommapiuma che si offrono per dare sollievo al corpo ed alla vista imitando i prati, il greto del fiume, una porzione di mare, oppure tronchi d'albero o caverne in poliuretano che invitano all'esplorazione di un mondo perduto, sostituito da una tecnologia surrogata che amplifica l'effetto estetizzante e magico, ipnotico, ma sottende un impossibile ritorno, una tragica nostalgia e la denuncia di una sostituzione. Come scrive lo stesso Gilardi - "Una fredda mattina d'inverno feci una passeggiata lungo le sponde di un fiume e rimasi turbato dalla quantità di rifiuti urbani rimasti aggrovigliati alla vegetazione spondale o sparpagliati tra i ciottoli levigati del greto. Sentii l'impulso a ricreare quel paesaggio desolante ripulito dalle trame dell'inquinamento e mi venne l'idea di ricostruirlo nella forma del tappeto domestico con le sagome scolpite nella gommapiuma, al fine di poterlo offrire all'uso confortevole del corpo. In seguito estesi ad altri terreni naturali l'iconografia del primo Tappeto-Natura a "greto di fiume", ricreando terreni erbosi o agresti trapuntati di frutti, fiori e specie vegetali colti nella circolarità delle stagioni, dalla germinazione alla marcescenza."

Tutte queste composizioni artefatte, affrontavano già le tematiche dell'era informatica: la realtà virtuale e la sua pervasività, il rapporto tra uomo/macchina e le conseguenze sull'antidemocratico controllo sociale. Come non pensare a Cypher, il traditore di Matrix, che chiede in cambio del suo tradimento il poter tornare allo stato di incoscienza nelle ipnotiche seduzioni di Matrix, prima di esserne liberato dalla fatale pillola rossa? Bisogna però aggiungere che in un'epoca, dove l'urbanizzazione, sempre più spinta denuncia i caratteri del controllo, economico e sociale, come ribadisce Hou Hanru - L'invenzione artistica di Gilardi - che organizza ed "esteticizza" la protesta popolare, in manifestazioni e altri simili eventi - si muove in direzione contraria alla trama profonda di queste tendenze. Le persone vengono anzi spinte a incontrarsi, mescolarsi e riunirsi, a fare comunità, in modo stabile o temporaneo, per scambiarsi solidarietà e aiuto reciproco. Non solo. si rivendica la causa della sostenibilità ambientale, ma anche quella della sostenibilità sociale ... Alla fine, le grandi maschere caricaturali che raffigurano politici, capitalisti e altri simboli del nostro tempo, servono a creare una sorta di contro-spettacolarizzazione di fronte all'intrattenimento consumista della società dello spettacolo. I riti della festa popolare vengono rivitalizzati ed "elevati" attraverso l'entusiasmo e la positività. Nel rivelare la potenza della solidarietà popolare, si grida forte il bisogno di pensare l'altrove. Simili manifestazioni rappresentano un vero carnevale contemporaneo, incarnano il vero spirito carnascialesco promosso da Michail Bachtin: nel carnevale tutto viene diviso fra tutti, dal cibo alle parole. Qui ci si può liberare della propria condizione sociale e perfino trasformarsi in un fool. L'umorismo e i comportamenti buffoneschi trionfano su ragione e disciplina. Il sacro si confonde con il profano. Le gerarchie risultano sospese. Il controllo sociale viene sovvertito. Una temporanea uguaglianza è usufruibile da tutti. Il mondo viene messo sottosopra. Un'utopia sociale è momentaneamente "in atto"...

La ricerca di Gilardi naturalmente non ha mai cessato e non smette di dare forma e voce alle comunità, dimostrazione ne è il suo ultimo progetto del PAV - Parco Arte Vivente di Torino, un Centro d'Arte Contemporanea, un "museo fuori dal museo" aperto nel 2008, concepito come un unico organismo che non possiede opere, ma vive in un territorio naturalistico, costellato di installazioni da accudire costantemente attraverso animazione e giardinaggio, poiché ... "L'Arte deve entrare nella vita, ma dato che la vita è alienata, occorre impegnarsi anche a liberare e disalienare la vita" (Piero Gilardi)

- Alla mostra si accompagna un catalogo edito da Quodlibet, a cura di Anne Palopoli, con testi critici di Hou Hanru, Bartolomeo Pietromarchi, Marco Scotini, Valérie Da Costa ed un testo inedito di Piero Gilardi.

- #NatureForever #PieroGilardi - Dal 13 aprile al 15 ottobre 2017 al MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, via Guido Reni, 4/A, 00196 Roma -

www.fondazionemaxxi.it - info: 06.320.19.54.

FOTO DI VALTER SAMBUCINI