Acta Diurna

+ 20%

di mal

Si sbandiera come una grande vittoriosa avanzata (impudentemente attribuita alle politiche lavoristiche e finanziarie dei governi Renzi e Gentiloni) l'aumento di circa il 20% della produzione automobilistica.
Dovrebbe essere invece segnata sugli Acta Diurna del Bel Paese come sconfitta e iattura.
In Italia viaggia (o parcheggia) un'automobile ogni italiano e mezzo (1,65 per l'esattezza): con le conseguenze ambientali di salute e di vita urbana che conosciamo... e subiamo ogni giorno. E l'Europa accompagnar ti veggo. Quanto ancora dovrà crescere questo mortale "sviluppo"?
Sarebbe da inneggiare a un vero progresso, non solo occupazionale ma sociale e civile - progresso, sviluppo sostenibile, inversione dell'infausta tendenza - se potessimo invece contare un + 20% sul totale - ma basterebbe un 10 - nella produzione di automobili (e mezzi di trasporto pubblico) sì, ma elettrici o addirittura ad idrogeno. E sarebbe invece un giorno da segnare (sempre negli Acta) tra i fausti (e di ritorno davvero alla speranza per un futuro migliore) se, ad esempio, avessimo un aumento del 20% - ma, ripeto, basterebbe anche un 10, anche un 5 - nella produzione di macchine attrezzature e materiali (e relative forze di lavoro) per le energie rinnovabili e per la sistemazione del sistema idrico, incluse le captazioni nuove dalle grandi faglie e fonti esistenti (vedi il sotto Sardegna, vedi Peschiera); o nella produzione di macchine attrezzature e materiali (e relative forze di lavoro) per il risanamento idreogeologico del Paese; o nella ricerca attrezzature e impianti (e relative forze di lavoro, anche qualificate) per il risanamento dei centri storici e delle periferie; o nella ricerca e produzione di macchine materiali e attrezzature (ad esempio TAC, RX, Risonanza magnetica, Scintigrafia, radioterapia, ecc... - e relative forze di lavoro) per dotare la sanità pubblica dei mezzi onde si assicurino a tutti le cure e l'assistenza richiesta (a tutti quegli 11 milioni di persone, bambini, adulti ed anziani che non si curano più); o nella formazione e attrezzatura dei nostri laboratori di ricerca scientifica e di restauro artistico; o nella produzione (al posto dei palazzi o delle seconde e terze case, abusive e non, che restano invenduti e formano il crac delle banche che viene poi risanato coi soldi di tutti) di materiali attrezzature e interventi (e relative forze di lavoro) da destinare al recupero e al riuso del grande patrimonio edilizio esistente e in degrado, al recupero restauro e manutenzione dei siti archeologici e dei musei abbandonati a sé stessi (salvo singole e sparse e benemerite novità). O se avessimo finalmente notizia che la Regione Lazio rovescia la tendenza e passa dal - 80% al + 20% della spesa culturale, produttrice di lavoro e preziosi beni immateriali, produttrice - come dimostrano ad esempio Marche e Puglia - di percentuali importanti del loro PIL complessivo.

Saluteremmo davvero con entusiasmo, insomma, una ripresa (oggi ancora così tenue da richiedere quotidiani e immediati richiami e smentite, e che solo questi pagliacci che oggi guidano la politica del Paese possono vantare come futuro...), una ripresa, dicevo, che segnasse nella qualità delle voci una almeno iniziale tendenza a correggere quel liberismo selvaggio che è costato e costa all'Italia e al mondo devastazioni materiali e intollerabili iniquità sociali ed umane (vedi anche Francesco e le sue denunce), per intraprendere la via di un altro modello di sviluppo. Io, come insegnò un Napolitano d'antan, lo chiamo neokeynesiano: voi chiamatelo come volete.